Delitto/Castigo

Giocando con Orlando
9 giugno 2018
Il Conte Tacchia
9 giugno 2018

Teatro Alfieri – venerdì 15 e sabato 16 febbraio ore 20.45

inseribile in Fiore grande, 3+3 e 5+5 per max 400 abb e nel +1 di Grande Prosa per max 50 abb, per ciascuna data

LUIGI LO CASCIO     SERGIO RUBINI   

Delitto/Castigo

adattamento teatrale di Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi

con Francesco Bonomo e Francesca Pasquini e con G.U.P. ALCARO

voci Federico Benvenuto, Simone Borrelli, Edoardo Coen, Alessandro Minati

scene Gregorio Botta – costumi Antonella D’orsi – musiche Giuseppe Vadalá – regia Sergio Rubini

produzione Nuovo Teatro in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana

Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio sono i due straordinari interpreti, capaci di trascinare il pubblico a vivere in prima persona l’ossessione del protagonista. Delitto e Castigo, l’opera più letta e conosciuta di Dostoevskij, racconta il tormento di Rodiòn Romànovic Raskòl’nikov, un giovane poverissimo e strozzato dai debiti, che uccide una vecchia e meschina usuraia. Nel romanzo è evidente il conflitto interiore del protagonista, che crea in lui una scissione; ne viviamo i lucidi ragionamenti, in cui si rifiuta di provare rimorso, per dimostrare a se stesso di appartenere alla categoria di quelli che lui definisce i “napoleonici”, i grandi uomini, le menti superiori dalle idee rivoluzionarie, autorizzati a vivere e agire al di sopra della legge comune, perché tutte le loro azioni, anche quelle condannate dalla morale, hanno come fine ultimo il bene collettivo. Tenta di convincersi che l’omicidio della vecchia usuraia, poiché ha liberato dal giogo molti poveri creditori ed eliminato dalla faccia della terra un essere maligno, non solo non è condannabile e non dovrebbe procurargli alcun pentimento, ma costituisce la dimostrazione stessa della sua appartenenza ad una categoria superiore. Dall’altro lato, però, viviamo il lento affiorare in lui della consapevolezza di non riuscire a sfuggire ai sensi di colpa e al terrore di essere scoperto: deve rassegnarsi, alla fine, di essere non già un grande uomo, ma un “pidocchio”, e, come tale, di meritare una punizione.

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